IBC 2026, terza parte: la rete, la regia e il software

Set 15, 2026News

Dopo le camere e il controllo della seconda parte, chiudiamo il nostro giro ad Amsterdam con quello che sta a valle: l’infrastruttura che trasporta i segnali e gli strumenti con cui si costruisce il programma. Tre marchi, tre approcci diversi, e un paio di punti in comune che vale la pena anticipare. Il primo è che il controllo si sta spostando dentro il browser. Il secondo è che i protocolli aperti stanno diventando il terreno su cui tutti costruiscono.

Audinate: Dante si avvicina al 2110, e il controllo PTZ va nel browser

Nella Hall 11, stand C31, Audinate ha impostato la presenza su un concetto preciso: una sola rete che porta audio, video e controllo, capace di partire piccola e crescere.

La parte concreta riguarda l’interoperabilità tra dispositivi Dante e sistemi ST 2110. Gli aggiornamenti recenti semplificano il ponte tra i due mondi: si possono abilitare i flussi ST 2110-30 e configurare i parametri PTP direttamente da Dante Controller, senza strumenti esterni. Si aggiungono, dagli aggiornamenti dei mesi scorsi, il supporto al campionamento a 96 kHz, le opzioni di configurazione per i flussi RTP e l’ampliamento degli intervalli di indirizzi multicast. Per chi sta portando un impianto audio Dante dentro un’infrastruttura 2110, è la differenza tra un’integrazione da progettare e una da configurare.

L’altro pezzo è Iris, la piattaforma di controllo PTZ accessibile da browser che sostituisce i controller hardware tradizionali e permette di pilotare le camere da remoto. Ad Amsterdam l’intera dimostrazione gira su un setup di studio broadcast basato su Iris, a mostrare come portare più parti del flusso di lavoro sulla stessa rete. Completano il quadro Dante Director Pro, la soluzione SaaS per monitoraggio, gestione e sicurezza dei dispositivi su più sedi, e Dante AV per il video a bassa latenza.

Il messaggio, riassunto dal chief marketing officer Joshua Rush, è che i team di produzione devono fare di più con meno risorse, e che semplicità e scalabilità contano sempre di più. Detta così sembra marketing; guardando le funzioni, però, è esattamente quello che stanno facendo.

Vizrt: il TriCaster si rifà da capo

Vizrt occupa la Hall 10, stand A41, sotto un’insegna che dice tutto: The AI Platform for Visual Storytelling. L’azienda si sta spostando dal ruolo storico di specialista della grafica real time a quello di piattaforma, con AI, cloud e automazione come strato trasversale. Ad Amsterdam l’ha accompagnata la nomina a Leader nell’IDC MarketScape 2026 dedicato all’AI nell’industria dei media, dove tra i punti di forza vengono citate l’adozione del protocollo MCP per l’interoperabilità tra agenti e la partecipazione ai gruppi di lavoro JT-DMF, MXL e OGraf.

La notizia di prodotto è però il rinnovo della linea TriCaster, che introduce TriCaster Prizm, TriCaster Vizion AI/R, 3Play Vivid e la funzione LivePanel Pro.

TriCaster Prizm è la nuova proposta per organizzazioni e produzioni di fascia media che vogliono capacità professionali senza complicazioni, dagli eventi live allo streaming sportivo. TriCaster Vizion resta il livello superiore, disponibile on premise o in cloud. Entrambi adottano un hardware inedito da 2RU con audio integrato e doppia alimentazione ridondante.

TriCaster Vizion AI/R è l’add-on in abbonamento che unisce keying AI in tempo reale e grafica in realtà aumentata sul Vizion: l’obiettivo dichiarato è rendere accessibili ambienti virtuali ed elementi immersivi senza costruzioni complesse né competenze specialistiche. Vale la pena ricordare che l’AI Keyer di Vizrt, che elimina la necessità del green screen, aveva già vinto un Best of Show al NAB 2026.

3Play Vivid raccoglie l’eredità della linea di instant replay per sport ed eventi, con HDR a 10 bit sia on premise sia in cloud. LivePanel Pro, esclusiva di Prizm e Vizion, è la nuova interfaccia di controllo via browser: gestisce switching, audio, media, automazioni e macro personalizzate, con un designer aggiornato, flussi di lavoro pronti all’uso e un sistema a widget.

Il riconoscimento è arrivato subito: TriCaster Prizm è tra i vincitori dei Best of Show di IBC2026, premiato da Installation.

vMix: la versione 30 e un prodotto nuovo di zecca

Fedele a una tradizione ormai consolidata, vMix ha usato IBC per presentare la nuova major release della sua piattaforma di produzione live per Windows. vMix 30 era in fiera in versione beta, mostrata sullo stand per tutta la settimana, e l’elenco delle novità è lungo.

Replay: si sale a 16 camere

La parte più corposa riguarda l’Instant Replay, che passa da 8 a 16 camere. Il salto è reso possibile da due cose messe insieme: il miglioramento del 50% nelle prestazioni della compressione introdotto con la versione 29 e OMT, e la possibilità, aggiunta negli anni scorsi, di distribuire le registrazioni delle singole camere su dischi separati. Quest’ultima non è un dettaglio: con la penuria di SSD davvero veloci provocata dalla domanda dei data center, poter spalmare il carico su più unità meno costose fa la differenza tra un sistema fattibile e uno no.

Con 16 canali a disposizione se ne può dedicare uno all’importazione di clip. Si può cioè lavorare con dieci camere e usare l’undicesimo canale per portare dentro materiale esterno, che si comporta esattamente come se fosse stato registrato dal vivo: slow motion completo, shuttle fotogramma per fotogramma avanti e indietro, tutto disponibile.

Ci sono poi multiview di replay dedicate per configurazioni a 10, 12 e 16 ingressi. La scelta non è casuale: vMix riferisce che gli scenari più diffusi restano quelli esport a 10 e 12 camere. Sul fronte sviluppo, l’API guadagna accesso a buona parte delle funzioni di replay, compresa la consultazione degli eventi e le informazioni che compaiono sulla schermata informativa della multiview.

Attenzione alle edizioni: per le 16 camere servono vMix Pro o vMix Max.

Otto uscite, finalmente

Il numero di uscite sale a otto, incluse le uscite esterne. Il motivo per cui arriva solo adesso è interessante e vale la pena riportarlo, perché tocca direttamente chi configura le macchine.

vMix ha continuato a testare per anni senza che le prestazioni reggessero. La svolta è arrivata con la memoria DDR5 ad alta velocità, in particolare a 6.000 mega transfer al secondo, abbinata ai processori Intel Core Ultra più recenti: quella combinazione permette di gestire otto uscite in modo affidabile senza far esplodere i tempi di render, in produzioni HD60. In 4K il conto equivale a due uscite 4K60 oppure quattro 4K30.

Il dato che fa riflettere è il confronto: una workstation Xeon con memoria a quattro canali e quantitativi doppi faceva fatica con otto uscite, mentre le macchine di riferimento di nuova generazione con Core Ultra e DDR5 ce la fanno. Il suggerimento pratico dato dallo stand è di verificare nel BIOS che il profilo XMP sia attivo, perché senza di quello una memoria venduta come 6.000 può girare a 4.800; su Windows 10 e 11 la velocità effettiva si controlla dalla scheda CPU del Task Manager. Da notare che con quattro moduli la cosa spesso non funziona in modo affidabile, quindi meglio restare su due: per vMix Replay ne bastano 32 GB in due banchi.

Le otto uscite, a differenza delle 16 camere, sono disponibili anche in vMix 4K.

Grafica, liste e interfaccia

L’input browser passa a una versione di Chrome rilasciata quest’anno, cosa che interessa chi lavora con grafiche HTML5 e ha bisogno delle ultime funzioni CSS. Nelle impostazioni slideshow arriva una modalità presenter che permette di visualizzare in grande le slide prima di mandarle in onda, invece di indovinare cosa ci sia dentro una miniatura. E il supporto PowerPoint diventa nativo: non serve più avere Microsoft Office installato sulla macchina.

vMix GT si aggiorna con mascherature di alta qualità, comprese le maschere invertite per ritagliare buchi negli elementi e mostrare quello che c’è sotto; la copia delle proprietà tra elementi; la modifica simultanea di più campi di testo (dimensione del carattere, colore) e un contagocce che preleva colori da qualunque schermo collegato al sistema.

Le liste guadagnano più informazioni a video, compreso il tempo rimanente sull’intera lista mostrato in caratteri grandi, nuove scorciatoie per attivare e disattivare rapidamente gli elementi e la gestione via API. Arriva anche lo scroll con la rotella del mouse.

Sul fronte dati, le data source acquisiscono la formattazione di numeri e date: indipendentemente da come sono scritti nel foglio di calcolo, nel CSV o nell’XML, si possono aggiungere o togliere decimali, arrotondare e impostare il formato delle date.

Ci sono poi il tally passante per gli ingressi Mix, il supporto ai messaggi sulle production clock (con lampeggio, utile per dire al talent in studio di chiudere e uscire di scena), nuove opzioni e layout di multiview fino a 24 ingressi visualizzati contemporaneamente, e un nuovo designer per gli overlay, lo stesso già usato per i layer, con supporto agli effetti. A proposito di effetti, si aggiungono le forme con bordi: ritagli circolari o rettangolari arrotondati applicabili a overlay e layer.

Trasporto e audio

SRT viene aggiornato all’ultima versione e, novità utile, si può ora streammare direttamente in SRT dal pulsante Stream, senza passare dalle uscite, con tutte le impostazioni di codifica FFmpeg che si preferiscono.

C’è poi una funzione che riguarda direttamente chi lavora in 2110: la conversione da 8 a 10 bit per DeckLink IP. Molte reti 2110 supportano solo il 10 bit, e finora questo rendeva vMix incompatibile in diversi impianti; ora il segnale viene convertito e la catena regge.

Sull’audio arriva la soppressione del rumore integrata, con due opzioni: RNNoise, gratuita e basata su machine learning, e il supporto agli RTX Audio Effects per denoise e dereverb.

vMix IO: il pezzo che non ti aspetti

L’ultimo annuncio non fa parte di vMix 30, è un prodotto a sé: vMix IO, software gratuito per Windows e Linux che converte in OMT le sorgenti provenienti da schede di acquisizione SDI e HDMI (i test principali sono stati fatti su DeckLink).

Il problema che risolve è concreto. Oggi, per portare più di otto camere dentro un solo computer, serve una workstation di fascia alta con costi che salgono rapidamente. Con vMix IO si può invece assemblare una macchina economica, installarci Linux (senza nemmeno pagare la licenza Windows) e usarla per immettere sorgenti in rete via OMT. Otto sorgenti OMT più otto sorgenti SDI fanno sedici, e il conto torna con le nuove capacità di replay.

La demo in fiera girava su una scheda mini-ITX economica con un Intel Core 5, senza scheda grafica, così da lasciare libero lo slot per una DeckLink Quad 2, il tutto dentro una scatola stampata in 3D. L’hardware non è in vendita: si avvia il software su Linux e si gestisce tutto da un’interfaccia web che permette di vedere in anteprima le sorgenti, aggiungerle, rimuoverle e configurarne manualmente le risoluzioni. Il progetto della scatola, hanno detto dal palco, sarà reso disponibile a chi vuole costruirsela.

Da notare un dettaglio che dice molto: essendo OMT un protocollo aperto, vMix IO si può usare anche con altri software, OBS compreso. Non è un lucchetto, è un ponte.

E OMT resta il fondamento

Vale la pena ricordare cosa c’è sotto tutto questo. OMT, Open Media Transport, introdotto con la versione 29, è un protocollo open source e senza licenze per il trasporto di video e audio a bassa latenza su rete locale. Regge 4K e frame rate elevati, usa un codec 4:2:2 con alpha, offre preset di qualità Low, Medium e High e permette la registrazione diretta su Instant Replay e MultiCorder senza ricodifica. Il codice è disponibile per Windows, macOS e Linux e il codec è già presente in FFmpeg.

È su quel lavoro che poggiano sia il salto a 16 camere sia l’esistenza stessa di vMix IO. In una fiera in cui Kiloview mostrava NDI 6.4 e Blackmagic spingeva IP10, vedere vMix costruire due generazioni di prodotto sopra un protocollo aperto dice parecchio su dove si sta spostando la conversazione.

Il filo conduttore delle tre puntate

Arrivati in fondo, i temi che tengono insieme questa edizione sono tre.

La transizione verso l’IP ha smesso di essere una scelta ideologica. Nessuno chiede più di buttare l’SDI: si chiede di farlo convivere. L’approccio Hybrid di Kiloview, IP10 license-free di Blackmagic, OMT open source di vMix, il ponte tra Dante e ST 2110 di Audinate sono tutte risposte alla stessa domanda, e quasi tutte passano da protocolli e codec aperti.

Il controllo si smaterializza e insieme si apre. Horizon Web di PTZOptics, Iris di Audinate, LivePanel Pro di Vizrt: tre aziende diverse, tre risposte identiche, tutte nel browser. E dove il pannello hardware resta, smette di essere legato a un solo marchio: il caso Canon e Middle Things, con un controller Canon che pilota camere di chiunque, è il segnale più chiaro di questa edizione, insieme ai moduli a rack componibili di Skaarhoj.

L’AI, infine, si è fatta noiosa nel senso migliore del termine. Auto-tracking, auto-framing, keying senza green screen, camera matching automatico, soppressione del rumore: funzioni che non fanno titolo ma che tolgono ore di lavoro. È il segno che una tecnologia è entrata davvero in produzione.

Come sempre, se state valutando un aggiornamento di impianto o un nuovo flusso di lavoro, molte di queste soluzioni le possiamo mostrare in demo. Basta scriverci.


Magewell e Zixi accelerano i workflow video live su IP

Magewell e Zixi accelerano i workflow video live su IP

video ip live è la nuova priorità per emittenti e piattaforme streaming che devono spostare segnali affidabili su reti non dedicate. La collaborazione tra Magewell e Zixi propone un percorso end to end: codifica compatta alla sorgente, trasporto resiliente, decodifica HDMI o SDI
No results found.