Nella prima puntata abbiamo raccontato cosa hanno portato ad Amsterdam Telycam, Kiloview, Sony, ClassX e Blackmagic. Questa seconda parte ha un filo unico, perché quattro marchi diversi finiscono per raccontare la stessa storia: la camera robotizzata ha smesso di essere il compromesso economico ed è diventata una scelta tecnica a pieno titolo, e di pari passo è cambiato il modo in cui la si comanda.
PTZOptics ci mette un sensore e una connettività da camera broadcast. Canon ci mette il software di orchestrazione e, soprattutto, apre il proprio protocollo di controllo a terzi. Panasonic ci mette il global shutter, che sulle PTZ non si era mai visto. E Skaarhoj, con lo stand più pieno della fiera, ridisegna il pannello di controllo stesso.
PTZOptics: Rise 4K, il salto di categoria
Allo stand 1.B07 PTZOptics ha portato in fiera per la prima volta Rise 4K, la nuova ammiraglia annunciata ad agosto, ed è probabilmente l’annuncio più aggressivo del segmento.

Il cuore è un sensore CMOS da 1 pollice e 50 megapixel che riprende in 4K Ultra HD fino a 60 fps, abbinato a uno zoom ottico 20x con un angolo di campo orizzontale di circa 71 gradi. Ci sono autofocus a rilevamento di fase, stabilizzazione ottica, motori brushless e un filtro ND interno a tre stadi. Sul fronte connettività la dotazione è quella che di solito si trova su macchine di tutt’altro prezzo: 12G-SDI per il 4K60, 3G-SDI, HDMI, USB 3.0, e sul lato rete NDI HX, RTMP, RTSP, SRT più una porta SFP+ in fibra compatibile 12G.
La lista prosegue con timecode, genlock, supporto FreeD per la virtual production, ingressi XLR con phantom 48V, registrazione su scheda TF e tally anteriore e posteriore. La camera arriva con Horizon Web, l’interfaccia browser per movimenti, regolazione immagine e colore, preset, tracking, auto-framing e automazioni, e si integra nell’ecosistema di applicazioni desktop Horizon Hub. A bordo ci sono anche waveform, vettorscopio e RGB parade per il camera matching, oltre all’auto-tracking AI.
Sullo stand, accanto alla camera, PTZOptics ha allestito uno studio multicamera compatto in funzione per tutta la durata della fiera e l’esperienza di controllo Test Drive. Rise 4K è ordinabile da subito, con consegne a partire dal quarto trimestre 2026.
L’osservazione da fare è semplice. Un 12G-SDI e un sensore da 1 pollice con 50 megapixel su una PTZ spostano la discussione: non si tratta più di quanto ci si accontenta rinunciando a un operatore, ma di quali angoli si possono aggiungere mantenendo lo standard broadcast.
Canon: l’orchestrazione delle PTZ e l’apertura a Middle Things
Canon è nella Hall 11, stand C.41, e per chi lavora in produzione live multicamera la parte interessante dello stand è quella dedicata alle PTZ e al software che le pilota.
L’hardware in mostra è noto: la CR-N700 4K60P come riferimento di gamma, il controller compatto RC-IP300 (in consegna da giugno a un prezzo indicativo di 2.499 dollari, pensato per il singolo operatore, con joystick e bilanciere zoom professionali e protocollo Canon XC per il controllo IP) e il RC-IP1000 nella fascia superiore.
Il software, però, è dove Canon si sta muovendo davvero.
Multi-Camera Orchestration
MCO è l’applicazione presentata a gennaio e mostrata ad Amsterdam, e affronta un problema che l’auto-tracking tradizionale non risolve. Le funzioni di inseguimento automatico gestiscono una camera alla volta: qualcuno deve comunque decidere dove puntare le altre e prepararle per lo stacco successivo.

MCO ribalta l’impostazione. Si designa una camera principale, operata manualmente, e le sub-camere rispondono automaticamente ai suoi movimenti di pan, tilt e zoom mantenendo ruoli predefiniti: campo largo, controcampo, figura intera del gruppo. I set di ruoli si commutano all’istante, con un clic o da un pulsante Stream Deck, senza riprogrammare nulla in diretta.
Le funzioni che contano sul campo sono tre. Il tracking si appoggia a camere zenitali che rilevano la posizione del soggetto dall’alto, così anche con movimenti rapidi o zoom stretti le camere vengono riportate sul soggetto senza reset né ricerche manuali. Il blocco della ripresa in onda congela soggetto e composizione nel momento in cui una camera va in aria, evitando movimenti percepibili dallo spettatore. Le zone di esclusione permettono di definire aree in cui il tracking è disattivato, così le camere non inseguono quello che non serve.
I modelli compatibili sono CR-N700, CR-N500, CR-N400, CR-N350, CR-N300 e CR-N100. Si tratta di una soluzione a licenza, sbloccata via download, con periodo di prova di 30 giorni; il costo riportato è nell’ordine dei 6.000 euro all’anno, quindi è uno strumento che ha senso valutare su installazioni fisse e produzioni ricorrenti, non su un evento singolo.
La collaborazione con Middle Things
La notizia più interessante dello stand Canon, però, non è di Canon. Sul loro stand la società francese Middle Things ha mostrato dal vivo la nuova integrazione Canon del suo software Middle Control, arrivato alla versione 4.
Il meccanismo merita di essere spiegato, perché è più furbo di quanto sembri. Middle Control espone sulla rete un endpoint virtuale che parla il protocollo Canon XC: per il pannello RC-IP300 o RC-IP1000 il software appare come una normale telecamera PTZ Canon (si presenta come una CR-N400), quindi si registra sul controller esattamente come si registrerebbe una camera vera, senza software aggiuntivo. Una volta connesso, i comandi di pan, tilt, zoom, messa a fuoco ed esposizione dal pannello vengono instradati verso qualunque camera o gimbal gestito da Middle Control.
Tradotto in pratica: un controller PTZ Canon diventa una superficie di controllo universale. Dallo stesso pannello si pilotano una Sony FX, una Blackmagic Studio, una Lumix, una Z CAM, un gimbal DJI, una PTZ di un altro marchio. Middle Control dichiara oltre 200 modelli di camera supportati, e sul lato Canon parla nativamente con Cinema EOS, XF, le PTZ CR-N e CR-X e le EOS R, via protocollo XC o CCAPI (le CR-N e CR-X solo su LAN cablata).
La versione 4 porta anche altro che interessa chi fa live: la Live View diventa un vero strumento di monitoring con waveform, istogramma, parade, falsi colori, zebra, peaking, guide e fino a cinque LUT personali; la MultiView arriva a nove feed nella versione Pro; l’uscita video può andare su monitor HDMI, su SDI attraverso un Blackmagic UltraStudio oppure direttamente dentro OBS, vMix o Wirecast via Syphon, senza scheda di acquisizione; il Record Center centralizza registrazione di camere, HyperDeck e recorder ATEM; e le Automazioni aggiungono movimenti ripetibili a mani libere (boomerang, sequenze di preset su sette banchi, camera shake, zoom loop, tally blink), attivabili anche da Companion.

Il modello commerciale è insolito per il settore: Middle Control 4 è gratuito su macOS ed è in beta pubblica su Windows, mentre la licenza Pro costa una tantum 199 euro come prezzo di lancio fino al primo novembre 2026, per poi salire a 349. Nessun abbonamento.
Va ricordato, per completezza, che ad aprile Canon aveva già annunciato una partnership con Ross Video per far girare CR-N700 e CR-N500 dentro i flussi di lavoro Ross, da DashBoard a OverDrive, dalla robotica a Vision[Ai]ry e Quorum.
Il punto è proprio questo. Canon ha smesso di difendere il recinto: ospita sul proprio stand uno sviluppatore terzo che usa il protocollo Canon per far controllare camere concorrenti da un pannello Canon. È l’esatto contrario della logica dell’ecosistema chiuso, ed è probabilmente la ragione per cui i loro controller stanno iniziando a comparire in impianti che di Canon non hanno nient’altro.
Panasonic: il global shutter arriva sulle PTZ
Qui c’è l’annuncio tecnicamente più pesante della fiera nel mondo delle camere robotizzate. Panasonic ha presentato ad Amsterdam due nuove serie PTZ di fascia alta, AW-UE200 e AW-UER200, che adottano per prime un sensore MOS global shutter (un primato, precisa l’azienda, tra le PTZ per produzione video con sensore MOS da 1 pollice o superiore).

Il sensore è un 5K MOS global shutter da 1,2 pollici. Il punto non è la risoluzione ma l’assenza di rolling shutter, e le tre applicazioni che Panasonic cita sono esattamente quelle in cui oggi le PTZ soffrono: le riprese davanti a pareti LED in studio, dove si ottengono immagini prive di distorsione; gli eventi live, dove si riduce il flicker generato da luci di scena ed effetti LED; e lo sport, dove i soggetti in rapido movimento vengono restituiti senza deformazioni. L’oversampling da 5K produce un 4K ricco di dettaglio, e un aggiornamento futuro porterà le riprese HFR in HD a 120 e 180 fps per slow motion e moviola arbitrale.
L’ottica è nuova: zoom ottico 22x (equivalente 22,5-500 mm) con 80 gradi di angolo orizzontale, quindi utilizzabile anche in spazi stretti, e velocità di zoom regolabile da circa mezzo secondo fino a 180 secondi per le escursioni lente.
Le due serie si differenziano per la meccanica. La AW-UE200 punta sulla velocità: pan e tilt fino a 400 gradi al secondo, con accelerazione da fermo alla massima velocità in circa 0,2 secondi. La AW-UER200 introduce invece un meccanismo di roll con escursione da -200 a +200 gradi, che oltre agli effetti di rollio consente l’uscita simultanea in 16:9 e 9:16 per i formati verticali, e semplifica parecchio l’installazione: la messa in bolla si fa con un comando dal telecomando, utile su gru, teste robotiche e soffitti inclinati.
I modelli AW-UE210 e AW-UER210 aggiungono SMPTE ST 2110 e Dante. Oltre all’uscita 4K non compressa, il 2110 supporterà la trasmissione a bassa latenza in JPEG XS via firmware futuro e abilita il ritorno video su IP; sia 2110 sia Dante supportano connessioni ridondanti. Le date, va detto, sono lunghe: la serie AW-UE200 è attesa per febbraio 2027, la AW-UER200 per il secondo trimestre del 2027.
Sul fronte regia, Panasonic ha presentato due nuovi pannelli di controllo per la piattaforma IT/IP KAIROS, con 12 bus e rispettivamente 40 o 30 pulsanti di crosspoint, pensati per produzioni complesse; i grandi touch panel su ogni riga di bus danno accesso diretto a snapshot e macro. In arrivo nel quarto trimestre 2026 c’è anche un aggiornamento della funzione di colour matching, con GUI dedicata e allineamento cromatico esteso a camere di terze parti, che in seguito supporterà anche le nuove UE200 e UER200.
Skaarhoj: lo stand più pieno della fiera
Chi si aspettava dal marchio danese il solito aggiornamento di gamma è rimasto spiazzato: quest’anno Skaarhoj è arrivata ad Amsterdam con una raffica di novità, e per una volta non solo software. La parte più consistente riguarda anzi l’hardware, e in particolare il rack.
Il rack diventa modulare
Il pezzo forte sono i Rack Pro Mini Modules, un sistema che permette di comporre il proprio pannello a rack scegliendo di volta in volta i moduli: pulsanti, touchscreen, smart switch in varianti diverse. Le finiture disponibili sono nero e blu, con il rosa a rotazione un paio di volte l’anno. L’idea è che il pannello di controllo smetta di essere un prodotto a catalogo e diventi una configurazione, esattamente come oggi si configura un frame modulare.
Nello stesso spazio trova posto Smart Switch Uno, che concentra quaranta smart switch in una singola unità rack.
La novità che probabilmente farà più contenti i tecnici di sala è però Scribble Strip, una sorta di digital signage per patch bay e switch a rack. Al posto del nastro adesivo e del pennarello arriva una etichettatura digitale con label dinamiche, collegabili a data point della produzione e con colore variabile in base allo stato di un flag. Chi ha passato mezz’ora a rifare le etichette di un patch prima di un evento capisce immediatamente quanto valga.

Flywheel, il controllo che mancava
Flywheel è, per ammissione degli stessi Skaarhoj, il prodotto più interessante uscito dalla loro fabbrica da parecchio tempo. È una jog wheel con motore integrato, e il motore la trasforma in un encoder che si comporta da componente assoluto, come una manopola del volume: la posizione fisica corrisponde al valore, non è più una rotazione relativa.
Le applicazioni sono due e diversissime. Sulla moviola serve come jog tradizionale. In regia audio diventa un controllo di livello vero e proprio, e sullo stand è stata mostrata mentre regolava il volume su un DirectOut PRODIGY.MP.
GPIO, tally e assistenza alla regia
Sul fronte interfacce arrivano tre pezzi. Link IO con Smart Tally Pro, un tally dotato di display da cui si imposta l’indirizzo IP e si accede a diverse funzioni, con ingresso e uscita GPIO e la possibilità di comandare via cavo una camera seriale direttamente dal fianco del dispositivo. Mint IO è invece una rilettura del GPIO sulla scia dell’ETH-GPI Link, uno dei loro prodotti più venduti, ma con display integrato.
C’è poi Producer Assistant, sviluppato per la playlist BBC e pensato per il video follow audio: il video segue automaticamente chi sta parlando.
Il resto dello stand
FlowGrid torna in fiera per il secondo anno consecutivo. Sul fronte switching ci sono Master Key One, Master Key 48 e AirFly Pro, mentre il Mega Panel, il sistema modulare di switching, è stato mostrato mentre pilotava contemporaneamente Ross e ATEM.
Il tavolo PTZ raccoglie praticamente l’intera gamma (PTZ Extreme, PTZ Pro, Frameshot Pro, XC7, PTZ Wiz, PTZ View) collegata a camere Sony, Canon, Panasonic e Z CAM. Il tavolo shading mostra invece gli RCP nelle varie versioni al lavoro su camere ARRI, RED, Blackmagic e Canon.
E poi ci sono gli altri stand
Vale la pena aggiungere che Skaarhoj, quest’anno, si vede anche parecchio fuori dal proprio stand. Riedel ha reso ufficiale il supporto ai pannelli Skaarhoj dentro SimplyLive con la release 2.1: da superficie hardware si controllano switching delle sorgenti, uscita programma, transizioni, aux, keying, grafica e macro, con una nuova API gRPC per una comunicazione più reattiva e una configurazione di partenza già pronta per accorciare i tempi di messa in opera. Grass Valley ha esteso il controllo verso AMPP, e il nuovo Maverik X supporta le superfici Skaarhoj oltre ai pannelli modulari Maverik, a Korona e a Stream Deck. Motion Impossible ha presentato COMMANDER, piattaforma di controllo per robotica dichiaratamente manufacturer-agnostic, pilotabile anch’essa da Skaarhoj.
C’è infine una conferma sul campo che vale più di una scheda tecnica: tra i supporter tecnici della produzione dell’Eurovision Song Contest 2026 di ORF, candidata agli IBC Innovation Awards, compare anche Skaarhoj, accanto a Riedel, NEP Europe e Sennheiser.
La lettura è semplice. Man mano che la produzione si frammenta tra hardware, software, on-prem e cloud, il pannello di controllo universale smette di essere un accessorio e diventa il punto in cui i sistemi si incontrano. E se il pannello diventa modulare come un rack, quel punto di incontro si può disegnare su misura per ogni regia.
Cosa cambia davvero
Il discorso sulle PTZ è cambiato, e queste tre presenze lo dimostrano da angolazioni diverse.
Sul piano dell’immagine, un sensore da 1 pollice con 50 megapixel e uscita 12G-SDI, o un global shutter da 1,2 pollici, tolgono gli ultimi alibi. Non si parla più di quanto si è disposti a perdere rinunciando a un operatore, ma di quali angoli si possono aggiungere restando nello standard.
Sul piano operativo, il vero collo di bottiglia non è mai stata la camera ma il numero di mani disponibili. MCO di Canon, l’auto-framing di PTZOptics e le automazioni di controllo vanno tutte nella stessa direzione: permettere a una persona di gestire in modo credibile quello che prima ne richiedeva tre.
E sul piano del controllo, il recinto si sta aprendo mentre il pannello si scompone. Un controller Canon che pilota camere Sony, Blackmagic e gimbal DJI attraverso Middle Control, mostrato per giunta sullo stand Canon, sarebbe stato impensabile qualche anno fa; e i moduli a rack di Skaarhoj portano lo stesso principio sull’hardware, trasformando il pannello da prodotto a catalogo in una configurazione su misura.
Nella terza e ultima parte parliamo di quello che sta a valle delle camere: la rete con Audinate e la regia con Vizrt.












