
HDMI, DisplayPort e USB su rete IP con interoperabilità certificata tra brand diversi: cos’è IPMX, come si appoggia a ST 2110 e NMOS, e perché il 2026 è il suo anno.
Il mondo AV professionale — sale conferenze, aule, signage, control room — ha vissuto per anni in una babele di soluzioni AV-over-IP proprietarie e incompatibili tra loro: ogni produttore la sua scatola, ogni scatola il suo protocollo. IPMX (IP Media Experience) nasce per chiudere questa stagione: uno standard aperto sviluppato da AIMS (Alliance for IP Media Solutions) insieme a SMPTE e AMWA, che porta HDMI, DisplayPort e USB su rete IP standard con una parola chiave che nel ProAV mancava: interoperabilità certificata. E non è più solo carta: a ISE 2026 AIMS ha annunciato i primi 48 prodotti certificati, con un secondo ciclo di test già in calendario.

L’idea: ST 2110, ma digeribile
Tecnicamente IPMX non reinventa nulla, e questa è la sua forza: prende ST 2110, lo standard del broadcast IP, e lo adatta al mondo ProAV, dove le esigenze sono diverse. Il video può essere non compresso oppure in JPEG XS, che con compressione leggera e latenza sub-frame fa passare un 4K60 su 1 GbE; il timing PTP diventa meno rigido, perché una sala riunioni non è una regia di rete nazionale e deve funzionare anche senza Grandmaster; e soprattutto arrivano le cose che il broadcast ignora ma il ProAV non può ignorare: gestione di HDCP per i contenuti protetti, EDID, formati video “da computer” e trasporto USB per tastiere, mouse e touch. È il ponte tra due mondi che finora si guardavano da lontano.

NMOS: il telecomando del sistema
Quello che mDNS e Dante Controller sono per Dante, NMOS (Networked Media Open Specifications, sviluppate da AMWA) lo è per IPMX — ma con ambizioni enterprise. Con IS-04 ogni nodo, sorgente e flusso si registra da solo su un registro centrale interrogabile via API; IS-05 gestisce creazione, modifica e chiusura dei collegamenti via API REST, trasformando il routing in software; IS-08 rimappa i canali audio tra sorgente e destinazione senza toccare un cavo; e IS-10 mette OAuth2, JWT e TLS su tutte le API: solo utenti e dispositivi autorizzati toccano i flussi.

Dove si usa davvero
Il terreno naturale è tutto ciò che oggi si arrangia con matrici HDMI ed extender proprietari. Le sale conferenze enterprise, dove PC, camere e display si collegano sulla LAN senza switch AV dedicati; il digital signage su centinaia di schermi con gestione centralizzata; gli ambienti medicali e le control room mission-critical, dove la combinazione di bassa latenza, cifratura e autenticazione è un requisito di capitolato e non un lusso; i campus universitari che distribuiscono aule e auditori sulla rete esistente. E naturalmente gli studi broadcast, dove IPMX permette di far convivere il mondo ST 2110 della regia con i segnali “da ufficio” — laptop, grafiche, videoconferenze — senza convertitori esotici.
IPMX vs NDI vs SRT
La domanda che tutti fanno: “ma non c’è già NDI?”. Sì, e continuerà a esserci — ma rispondono a esigenze diverse. La bussola è semplice: NDI per la produzione agile, SRT per uscire dall’edificio, IPMX dove servono interoperabilità certificata, sicurezza e qualità da capitolato.
| NDI | SRT | IPMX | |
|---|---|---|---|
| Rete target | LAN locale | Internet / WAN | LAN / campus |
| Latenza | 1–2 frame | Da ~120 ms, configurabile | Sub-frame (lossless / JPEG XS) |
| Qualità video | Visually lossless (SpeedHQ) | Compresso H.26x | Non compresso o JPEG XS |
| Sicurezza | Cifratura via NDI Bridge | AES-128/256 integrata | TLS + OAuth2 + HDCP |
| Controllo | mDNS automatico | Configurazione manuale / API | NMOS IS-04/05/08/10 |
| Governance | Proprietario (Vizrt) | Open source (LGPL) | Standard aperto certificato |
| Mercato tipico | Produzione in studio | Contribuzione su IP | ProAV enterprise, broadcast ibrido |
L’ecosistema: chi ci sta puntando
La lista dei sostenitori dice molto sulla traiettoria: Sony, Grass Valley, Riedel, Lawo e Ross Video sul fronte broadcast, più una fila crescente di produttori ProAV. Tra i prodotti già sul mercato, i convertitori Matrox ConvertIP sono diventati un po’ il riferimento della categoria — gateway compatti tra HDMI/SDI e flussi IPMX — e con il primo ciclo di certificazione AIMS chiuso a inizio 2026 (48 prodotti col bollino) il “logo IPMX = funziona con tutto” comincia ad avere basi concrete.

Cosa serve davvero (checklist da capitolato)
Essendo parente stretto di ST 2110, la rete va progettata — ma con requisiti più morbidi, a misura di ProAV.
- Switch gestito 1 GbE (JPEG XS) o 10 GbE (non compresso)
- IGMPv3 e multicast configurati correttamente
- PTP dove serve sincronizzazione stretta (IPMX tollera anche sorgenti async)
- Registry NMOS raggiungibile da tutti i dispositivi
- Piano HDCP verificato: sorgenti e display devono essere autorizzati
- Prodotti con certificazione IPMX per l’interoperabilità garantita
In sintesi
IPMX è la scommessa che il ProAV possa avere quello che il broadcast ha già: uno standard comune, aperto e verificabile, al posto di un arcipelago di ecosistemi chiusi. La tecnologia c’è (ed è collaudata: sotto il cofano gira ST 2110), il controllo c’è (NMOS), la sicurezza pure — e con le prime certificazioni il pezzo che mancava, la garanzia che marca A parli con marca B, sta arrivando. Se lavorate nell’integrazione AV, questo è il nome da tenere d’occhio: la prossima matrice che installerete potrebbe non avere più un solo connettore HDMI.
IPMX è uno standard promosso da AIMS Alliance con SMPTE e AMWA. I nomi di prodotto citati appartengono ai rispettivi proprietari.












